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SQUALI AI RAGGI X: ANDREA PIAZZA In evidenza

Arrivato in punta di piedi un mesetto fa dalla Proger Chieti, sta diventando giorno dopo giorno un elemento sempre più importante di questi Sharks: parliamo di Andrea Piazza, 28enne playmaker friulano di 189 cm che ha colmato una casella scoperta nell’organico biancazzurro, quella del cambio di Robert Fultz.

Un innesto di cui questa Visitroseto.it aveva bisogno, come hanno dimostrato queste prime quattro gare in cui l’ex teatino con poca appariscenza ma tanta sostanza sta portando il suo importante mattone alla causa, oltre ad integrarsi già nel modo migliore con tutto il gruppo. Alla vigilia del derby che lo vedrà affrontare proprio la sua ex-squadra andiamo a conoscerlo meglio, sia a livello cestistico che umano tra sogni, progetti, film e l’abbattimento dei luoghi comuni: buona lettura!

 

Andrea, quando e come è maturata l’opportunità di approdare a Roseto?

Ad un certo punto della stagione Chieti mi ha comunicato che da lì in poi sarei andato in tribuna per turnover, e per me cambiare squadra era diventata di fatto una scelta obbligata. Fra le varie opzioni ho scelto Roseto perché è una piazza di grande tradizione, con un pubblico appassionato e la possibilità di lottare per i playoff: tutti ingredienti che mi hanno spinto verso gli Sharks!

Arrivare in corsa non è mai facile: che impressione hai avuto di questo gruppo, e quanto è stato difficile inserirti a livello tecnico e umano?

Umanamente molto semplice, perché questo è un gruppo di persone speciali che mi hanno accolto nel migliore dei modi: conoscevo già alcuni dei compagni pur non avendoci mai giocato insieme, e poi elementi di grande esperienza come Robert e Valerio sanno come mettere a proprio agio i nuovi arrivati. Più difficile è stato l’inserimento a livello tecnico, dovendo conoscere in fretta tutto e tutti: ciò che gli altri hanno fatto in sei mesi, io l’ho dovuto imparare in una settimana. All’inizio non è stato facile, ma di giorno in giorno le cose stanno andando sempre meglio. 

Avevi già giocato al PalaMaggetti, ma farlo con addosso la canotta biancazzurra sarà sicuramente molto diverso …

Assolutamente si! Il pubblico qui è davvero un sesto uomo in campo, e sa trasmettere alla squadra una carica incredibile: ovviamente me n’ero già reso conto giocandoci da avversario, ma averlo in proprio favore è tutta un’altra cosa. In A2 ci sono tante tifoserie calde e appassionate, ma credo che quella di Roseto non sia davvero seconda a nessun’altra.

Dove può arrivare questa squadra?

A questo punto non possiamo nasconderci: vogliamo entrare nei playoff, ed il sogno è di farlo in una delle prime quattro posizioni, così da avere l’eventuale bella in casa al primo turno. Sarebbe un grande regalo per i nostri tifosi, che da come mi hanno parlato i miei compagni sono stati i primi a sostenerci e crederci sempre fin da inizio stagione. Questa però sarebbe solo la ciliegina sulla torta: ora tutta la nostra attenzione dev’essere focalizzata esclusivamente sull’accesso alla post-season, che di per sé sarebbe già un traguardo straordinario.

Da buon playmaker, ti sarai fatto un’idea degli aspetti in cui questa Visitroseto.it può ancora crescere.

Ogni squadra ha sempre dei margini di miglioramento: con lo staff tecnico analizziamo sempre con cura le cose in cui siamo più bravi, e soprattutto quelle in cui lo siamo un po’ meno. Una di queste è probabilmente l’aspetto difensivo: se in attacco siamo una delle squadre più efficienti del girone, nella nostra metà-campo a volte accusiamo qualche passaggio a vuoto. In questo senso, spero che il mio arrivo possa dare una mano: una rotazione in più aiuta, e non sono un giocatore che ama tirarsi indietro quando si tratta di difendere duro. Costruire una forte identità anche in difesa ci aiuterebbe inoltre in quei momenti dove l’attacco gira un po’ meno, che possono capitare un po’ a tutte le squadre.

Il derby di domenica sarà una partita ancor più speciale per te, che hai vestito nell’ultimo anno e mezzo la canotta della Proger: quali sono le tue sensazioni?

Sicuramente tornare in un palazzetto che è stato il tuo per un anno e mezzo avrà un significato particolare, anche perché a Chieti mi sono trovato molto bene ed ho vissuto un’esperienza importante di cui conservo tanti bei ricordi. Adesso però sono un giocatore del Roseto e la mia attenzione è focalizzata solo su questo: siamo professionisti, fa parte del nostro mestiere cambiare squadra e dobbiamo dare sempre il massimo per la maglia che indossiamo. Per cui, non sarà facile ma per me dovrà essere una partita come le altre e penserò solo a vincerla!

Un pregio e un difetto che ti riconosci, in campo e fuori.

L’essere molto altruista, che considero allo stesso tempo un pregio e un difetto. Nella mia vita privata ho sempre messo prima gli altri, intesi ovviamente come quelli a cui tengo davvero, ed anche in campo preferisco far girare la squadra piuttosto che prendermi la scena in attacco. A volte mi hanno accusato di ‘nascondermi’ dal gioco, ma non è una questione di paura, bensì il voler cavalcare un compagno che sta andando alla grande, metterne in ritmo uno che ha bisogno di essere più coinvolto, o in generale fare la cosa che ritengo giusta in quel momento. A livello sportivo, mi ha aiutato molto il non essere permaloso: i playmaker hanno un tipo di dialogo particolare con i compagni, e sono più soggetti alle loro arrabbiature perché magari non vedono la palla da quattro azioni consecutive e non te le mandano a dire. Saper incassare senza prendersela e alimentare discussioni consente di mantenere il clima più sereno, ed è una cosa che cerco di fare anche nella vita di tutti i giorni.

Tornando indietro nel tempo, com’è nata la tua passione per il basket e quando hai capito che poteva trasformarsi in un lavoro?

Avevo cinque anni, giocavo sempre e solo a calcio e volevo iscrivermi alla squadra della mia città. Un giorno a scuola ci portarono il volantino promozionale per un corso di mini-basket, con il primo mese gratuito: era inverno e le scuole-calcio erano in pausa, quindi pensai ‘perché no?’. Così ho provato, ed è stato amore a prima vista! Durante tutto il mio percorso giovanile, ed anche nelle prime apparizioni in prima squadra a Pordenone, non avevo comunque mai lontanamente immaginato che questo potesse diventare il mio lavoro. Poi, a 21 anni mi arrivò la proposta da una B1 a Castelletto Ticino: da lì è iniziato il mio percorso professionistico, anche se ho sempre bene in mente la necessità di trovare delle alternative per il dopo-carriera.

Una di queste potrebbe essere quella di aprire un centro minibasket a Pordenone, nella tua città natale.

Mi piacerebbe molto: sono legatissimo alla mia città e le devo tanto, pur se non ci siamo lasciati benissimo. Vorrei ridarle quella passione che c’era fino a qualche anno fa, quando Pordenone aveva una delle scuole di pallacanestro più floride: sarebbe bello raccogliere il testimone di mio padre, che è stato a lungo presidente della società. Con altri miei amici ci stiamo pensando, sicuramente non è facile ma sarebbe bellissimo.

Abruzzesi e friulani sono davvero così diversi, o in questi casi si va molto per luoghi comuni?

La differenza c’è: noi friulani siamo particolari, precisissimi ed anche molto chiusi. Qui invece ho notato che la precisione non è una delle prime cose che si va a cercare, ma la gente è molto più aperta e cordiale. Devo ammettere, senza nascondermi e con un pizzico di vergogna, che da giovane cercavo di evitare le squadre del Centro-Sud: ero ignorante e condizionato dagli stereotipi, ma poi una volta arrivato qui non vorrei più andarmene. Sono posti magnifici, dove le persone ti danno tutto: per uno come me che ha bisogno di sentire fiducia intorno, è un aspetto fondamentale.

Da grande appassionato di film, quali sono i tre che consiglieresti a tutti?

Ne ho visti talmente tanti che non è facile sceglierne tre … Il migliore in assoluto per me è ‘Slevin-Patto Criminale’, perché i film che ti ‘intrippano’ lasciandoti sempre con il fiato sospeso mi fanno impazzire. Poi citerei ‘Le ali della libertà’, che tratta un tema delicato come quello dell’ingiustizia e rivedo spesso molto volentieri. Il terzo è ‘Il sapore della vittoria’ con Denzel Washington, perché sono sempre stato particolarmente sensibile al problema del razzismo in tutti i suoi generi: questo film dimostra come lo sport è un antidoto per debellarlo, oltre che una grandissima forma di unione. Poi come ovvio, gli sfottò ci sono ed è giusto così, ma sempre restando nei limiti: per questo consiglio a tutti di praticarne uno, che sia basket, pallavolo, calcio o qualsiasi altro. Lo sport regala concetti di vita e valori, che nel mondo di oggi si sono un po’ persi.

La chiusura è dedicata a chi ti sta accompagnando in questa avventura rosetana.

La mia ragazza Marika che è diventata un punto di riferimento fondamentale nella mia vita, e la mia cagnolina Asia, grazie alla quale ho scoperto la passione per queste creature davvero fantastiche! 

Stefano Blois-Ufficio Stampa Roseto Sharks

[In foto, Andrea Piazza-Scatto di Andrea Cusano]

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